Diego Ulissi si racconta...
Servizio a cura di
Giorgio Del Fabbro
Diego, iniziamo dal tuo carattere... cosa ci dici di te?
"Sono un ragazzo abbastanza tranquillo, nel senso che mi
piace scherzare e rimanere tra gli amici, in gara sono grintoso,
direi meglio caparbio, quando mi prefiggo un obiettivo faccio
di tutto per raggiungerlo. Insomma sono un... toscanaccio!"
Come hai iniziato a correre?
"Ho cominciato presto, ma tutto è avvenuto naturalmente,
avevo appena 6 anni e mio padre correva in mountainbike, lo
seguivo ogni domenica... e così ho iniziato."
Con chi preferisci uscire in allenamento?
"Vado ancora spesso con mio papà, anche se sempre
meno perché sto iniziando ad avere sempre più
impegni, ma anche quest'anno lui mi ha seguito in auto o in
moto, qui nel livornese ci sono poche squadre ciclistiche e
trovo che con lui ho sempre una guida utile."
E se ti devi allenare che fai con chi ti accompagna? Lo saluti
e te ne vai come in gara?
"Mah! Dipende, se in allenamento voglio forzare allora
vado, poi però li aspetto, come nel periodo di preparazione
al mondiale dovevo staccarmi dagli altri e allenarmi da solo.
In genere però aspetto tutti, è più bello
fare l'uscita assieme."
Come vivi la vigilia di una corsa?
"Mi garba stare tranquillo, magari a casa, in genere non
sento la gara, se mi trovo in ritiro con la squadra si scherza...
si parla di ragazze, passiamo il sabato assieme."
Uno con il tuo palmares spesso è controllatissimo in
gruppo, succede pure a te?
"Si a volte si; me ne accorgo soprattutto nei momenti di
tranquillità, quando altri ciclisti mi avvicinano e vogliono
scambiano quattro parole. Provo grande soddisfazione, in particolare
nei momenti che precedono la partenza mi sento osservato da
tutti, tifosi compresi."
E con la tattica, che fai se ti marcano?
"Cerco di ingannarli, ricorro a finzioni, non so, del tipo
che mi fingo stanco, è un modo per divertirmi a danno
degli avversari... ma non diteglielo!"
Come ti alleni cardio o sensazioni, tabelle o spirito libero?
"Seguo le tabelle che mi fa Forconi, cose che tutti sanno:
ripetute nella fase di preparazione, quando poi s'inizia il
calendario ci sono picchi di forma e recuperi. Preferisco andare
molto a sensazione, se un giorno mi sento stanco, preferisco
recuperare e diminuire il carico di lavoro, senza seguire la
tabella."
Come ti prepari durante l'inverno?
"Fino a metà novembre stacco la spina completamente,
poi riprendo gradualmente. Subito su strada, poi faccio palestra
fino a metà gennaio. Anni fa facevo anche ciclocross,
ma mi sono accorto che poi diventa pesante se abbinata alla
strada. Preferisco concentrarmi solo su una specialità."
Ti trovi in fuga solitaria... ti comporti come in una cronometro?
"In pratica si, al mondiale in Belgio gli ultimi 40 chilometri
mi sono comportato come se fossi stato in gara contro il tempo,
ci vuole molta determinazione e concentrazione, per fortuna
ho belle caratteristiche su questo terreno, occorre spingere
a tutta sempre, ma senza andare mai oltre il limite per non
rischiare di rimanere senza energie da un momento all'altro.
Comunque rimanere concentrati quando si fatica, è difficile...
è un principio che vale per tutti!"
Cosa ti fa maggiormente arrabbiare in un avversario?
"Se mi marca troppo stretto e si fa ossessivo. Allora cerco
di staccarlo da ruota, ma se non riesco e mi tira ingiurie...
allora non ci vedo più!"
Se hai tirato per tutta la fuga e poi il succhiaruote di turno
ti beffa in volata, cosa gli dici a gara finita?
"Sicuramente tiro fuori una parolaccia. Ma poi capirei
che è stato più furbo di me, così è
il ciclismo."
Se in fuga un tuo compagno di squadra fora, tu sei il favorito
ma siete distanti dal traguardo, che fai?
"Normalmente chiedo ad altri compagni di aspettarlo, ma
se siamo solo noi in fuga allora lo aspetto."
Hai una persona a cui tieni in modo particolare, che ti ha aiutato
in questi anni?
"Sicuramente Riccardo Forconi. Quando all'inizio di stagione
ho avuto la broncopolmonite non passava giorno che chiedesse
di me a casa mia. Questa è stata una bella stagione,
molto devo a lui."
Di cosa riempi le tasche posteriori?
"Borraccini di carbogel, maltodestrine o altri carboidrati,
poi solo una camera d'aria in allenamento, se buco due volte
allora vuol dire che sono proprio... sfigato. Tengo sempre il
cellulare acceso e rispondo... se non sto forzando."
Cambiamo discorso. Cosa ti piace di più della tua Toscana,
cosa di meno?
"Sicuramente il clima mi piace moltissimo, mite, sempre
caldo, siamo sul Tirreno e il mare fa sentire i suoi effetti,
non è un caso che con il GP di Donoratico inizia qui
la stagione dei professionisti italiani.
Ciò che mi piace di meno... forse è l'esagerata
pressione ciclistica, una tifoseria spesso esasperata."
Un consiglio ai ciclisti più giovani di te.
"Che prendano il ciclismo per divertimento, senza esasperare
nella fatica ma nemmeno disperare se i risultati non dovessero
venire."
Cosa pensi di quei cicloamatori che a 40-50 anni
nei circuiti corrono a 50-60 orari?
"Dico che sono matti. Oltre al ciclismo c'è dell'altro
nella vita. Forse sono proprio questi i primi ad accettare l'uso
di sostanze che di sportivo hanno davvero poco."
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